Letti in un sorso
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Concorso letterario Santa Margherita
LA VIGNA STREGATA

To’, che ci fa quel grappolo, pensò. Interruppe le meditazioni a ruota libera che si stavano accavallando senza logica nella sua mente, concentrandosi su quella presenza, anomala in un vigneto già accuratamente vendemmiato: un bel grappolo di bacche bianche, solitario, intatto, non nascosto e all'apparenza perfetto. Lo lascio lì per scaramanzia, rispose una voce di uomo alla domanda muta che aveva posto a se stessa.
Sobbalzò emozionata, ma soprattutto ferita nella sicurezza di solitudine della quale si crogiolava in quel suo vagabondare agreste di un agosto fin troppo caldo. Si girò e, dal filare accanto, vide sbucare il suo interlocutore, un uomo né giovane né anziano, dall'aspetto cordiale e dagli occhi scuri e sorridenti. Buongiorno, rispose quasi intimorita, senza riuscire ad aggiungere altro. Non si preoccupi, rispose il suo interlocutore, sono solo il proprietario di questa vigna. Anziché rassicurarla, quella frase le suonò come una velata accusa di intrusione in uno spazio altrui. Me ne vado subito, sussurrò. No, resti pure, non c'è problema, ribatté l'uomo, anzi mi fa piacere trovare qualcuno che si interessa al mio lavoro. Fa il contadino?, chiese lei. Sì, si può dire così, ma preferisco essere definito produttore di vino. Questa è una vigna di pinot grigio, matura presto e la vendemmio per prima. Ma lascio sempre alla vigna uno dei grappoli migliori, per ingraziarmela per l'anno prossimo. Sono certo che capisce le mie intenzioni e le asseconda. Lei trovò assolutamente buffo quel discorso un po' svitato e stava per interloquire, quando lui la invitò ad un assaggio. Vuole sentire come potrà essere il vino di quest'anno? Ne ho ancora della vendemmia passata; l'azienda è a due passi. Lei aveva sempre pensato alla campagna in termini di fattoria, mentre quella parola le ricordava invece una fabbrica, un laboratorio. La ritrosia ebbe il sopravvento sulla curiosità: Sarà per un'altra volta. Ora devo proprio andare, si è fatto tardi. Entrambi sapevano che era una scusa, ma tant'è. Quando vuole non si faccia scrupoli, replicò l'uomo, venga a trovarmi e tenga presente che il vino è amicizia, anzi amore, ha persino un suo fascino sensuale se lo si lascia parlare coi suoi profumi e il suo sapore.
Le parve una frase fatta e rifatta, quasi un segno di stizza per l'invito rifiutato e si innervosì.

Con un insipido Buonasera, arrivederci, interruppe il discorso e si incamminò. Raggiunta la strada, non resistette alla tentazione di vedere che ne fosse stato del suo interlocutore. Si girò e lo vide mentre procedeva in direzione opposta alla sua. Fu invasa da un pensiero sgarbato e stupido e, quando l'uomo sparì per una stradina laterale, lei tornò sui suoi passi, raggiunse il grappolo e lo strappò dalla pianta. L'uva resistette un po', ma alla fine cedette e cadde a terra. Compiuta quella sorta di vendetta postuma, anche se non sapeva bene rispetto a che cosa, la donna se ne tornò a casa.
Quella notte non riuscì a dormire. Ogni volta che tentava di chiudere gli occhi, la prendeva una sorta di ebbrezza mista a nausea, come se fosse a bordo di una barchetta in un mare in burrasca anziché a letto. In più era tormentata da una parvenza di rimorso per l'inutile, irrimediabile e infantile violenza compiuta. La mattina si alzò a fatica, si trovò orrenda e, senza pensarci due volte, decise di tornare alla vigna anche se non ne sapeva il motivo. L'uomo era già sul posto e con il suo corpo copriva la pianta che lei aveva violato. Lo raggiunse, pronta ad autoaccusarsi e a scusarsi. Lui si girò e sorridendo le disse: Guardi, è proprio bello, sarà un'annata eccezionale. Il grappolo era ancora al suo posto, come se l'atto vandalico fosse stato un sogno anziché una realtà.
Stupita ma troppo stanca per pensare, lei rispose semplicemente: L'invito di ieri è ancora valido?


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