Ho visto un puma nelle Langhe, e nessuno mi crede. Ma io l’ho visto per davvero. E che cosa volete che vi dica, che sto raccontando una frottola, che me lo sono sognato, che ero brillo? Fossi matto: sono cose che capitano una volta nella vita, vedere un puma nelle Langhe è come vedere un dromedario sul raccordo anulare, o uno struzzo a San Siro. E così da quel giorno lo ripeto a tutti: io ho visto un puma nelle Langhe.
Era l’autunno del 2006, dalle parti di Monforte. Stavo camminando con Gigi, Maria, Flavio e Giovanna lungo un crinale, tra i filari di nebbiolo che digradavano sui due lati. Lo avessi visto in mezzo alla vigna, avrei anche potuto sbagliarmi. La vigna inganna, è una sequenza di quinte vegetali che mentre mostra nasconde, e mentre nasconde mostra. La vigna non è fatta per vedere, piuttosto è fatta per ascoltare non visti, in inglese dire che si è saputa una cosa nella vigna è come dire, da noi, “me lo ha detto l’uccellino”, voci captate, persone intraviste, spifferi di frasi che guizzano tra i tralci. A proposito: occhio, quando siete in vigna, a non parlare ad alta voce, magari per dire cose sconvenienti o fare pettegolezzi. Due o tre filari più in là, c’è sempre qualcuno che vi ascolta. Si possono fare delle gaffe spaventose, nella vigna. Tipo dire “quel gran coglione di Ugo” senza rendervi conto che Ugo è a due metri da voi, appena dietro il filare.
Invece il mio puma era proprio in mezzo a una spianata bella larga, un prato grande quasi come un campo di calcio. Duecento metri più a valle rispetto a noi. Io lo vedevo di tre quarti. Stava fermo. In piedi. Guardava in là, verso la macchia. Era giallino, di quel giallo ocra che può capitare solo a certi cani molto avariati, oppure alle leonesse o ai puma. Ma non era una leonessa: troppo piccolo. Neanche un gatto: troppo grande. Restava l’ipotesi di un cane avariato, ma la testa era molto rotonda e le orecchie piccole, e la coda, soprattutto la coda, non aveva un movimento canino. La coda dei cani è ritmica, o batte o penzola inerte, e quando batte è frenetica, confidente, schietta, il cane è un passionale, un emotivo, si fa accorgere subito di essere un cane.
Quello lì, invece, muoveva la coda sinuosamente, un po’ a serpente, da persona infida, con il piumino finale che disegnava mezze spirali. Come i gatti. Solo che un gatto giallo lungo un metro e mezzo io non l’ho mai visto. E neanche un cane giallo che fa imitazioni così professionali di altri animali.
Insomma: secondo me era precisamente un puma. Ho detto ai miei amici: lo so che può sembrarvi strano, ma quello là sotto pare proprio un puma. I miei amici sono stati evasivi. Diciamo che non erano preparati all’ipotesi di un puma a Monforte, oppure che non avevano voglia di confrontarsi con un così evidente incidente spazio-temporale, oppure che avevano bevuto qualcosa più di me. Fatto sta che hanno detto qualcosa tipo “mi sembra improbabile”, oppure “ci sono cani stranissimi, da queste parti”, o addirittura “sarà anche un puma, ma noi che cosa ci possiamo fare?”.
Così, dopo un paio di minuti, ci siamo allontanati. Il puma invece è rimasto lì, e io devo ammettere che non me la sono sentita di scendere a chiedergli chi era, e che cosa ci faceva lì.
Mesi dopo Flavio (che era il capo di quella comitiva) mi ha detto che effettivamente aveva sentito dire, almeno gli pareva, che in quel periodo era stato segnalato un puma, da qualche parte nelle Langhe. Ma forse voleva solo essere gentile con me.
Biografia
Michele Serra Errante (Roma, 10 luglio 1954) è un giornalista, scrittore, autore teatrale e televisivo e umorista italiano.
Trasferitosi da Roma a Milano nel 1959, prende la maturità classica al liceo Manzoni e, interrompendo gli studi al terzo anno di Lettere Moderne, inizia nel 1975 a lavorare per l'Unità (il giornale all'epoca organo del Partito Comunista Italiano) come semplice dimafonista prima, e poi come redattore ed inviato sportivo. Solo più in là si occuperà anche di spettacoli.
Qui raccoglie l'eredità del celebre corsivista Mario Melloni (alias Fortebraccio), e sciorina commenti corrosivi e cronache le più disparate: il suo repertorio spazia dalle recensioni discografiche (ad esempio Nada), alle rubriche sportive (La telefonata del martedì), agli appunti di viaggio (si ricorda un celebre giro dell'Italia costiera sulla Panda).
Si iscrive al Pci nel 1974, nel 1991 aderisce al Pds, ma ne esce deluso quasi subito, pur rimanendo fortemente legato alle ragioni della sinistra incarnate un tempo dal Pci.
Nel 1986 comincia a dedicarsi alla satira, collaborando con l'inserto satirico de l'Unità Tango, diretto da Sergio Staino. Per questa sua attività vincerà quello stesso anno il Premio Satira Politica Forte dei Marmi per la sezione "Giornalismo".
Nel 1987 inizia a collaborare anche col settimanale della Mondadori Epoca, ma quando questo sarà edito nel 1990 da Silvio Berlusconi, rassegna per protesta le dimissioni.
Nel 1988 Tango chiude e il direttore de l'Unità Massimo D'Alema incarica Serra di dirigere un nuovo inserto satirico. Nasce così nel gennaio 1989 Cuore, che dal 1991 diventerà settimanale a sé stante.
Viene candidato dal Pci alle elezioni europee del 1989, ma non viene eletto.
Negli stessi anni scrive i testi delle apparizioni TV e degli spettacoli di Beppe Grillo.
Sempre nel 1989 esce il suo primo libro di racconti, Il nuovo che avanza.
Nel 1990 scrive con Beppe Grillo il recital Buone notizie, debutto teatrale del comico genovese, che sarà diretto da Giorgio Gaber.
Il 7 maggio 1992 viene nominato direttore de l'Unità Walter Veltroni. Serra è contrario e annuncia battaglia, ma il 13 maggio è già pace tra i due grazie alla proposta di Veltroni di dar uno spazio quotidiano a Serra in prima pagina per i suoi corsivi. Un mese dopo (7 giugno) infatti nasce la rubrica Che tempo fa, condivisa con le vignette di ellekappa.
Nel giugno 1994 lascia la direzione di Cuore (pur restandone "garante") a Claudio Sabelli Fioretti perché vuole dedicarsi di più alla scrittura, ma al contempo non lascia il suo spazio fisso su L'Unità.
Dal 13 novembre 1996 inizia a collaborare con la Repubblica, dove oggi, oltre a essere commentatore ed editorialista, cura una rubrica fissa, L'amaca, dove descrive con garbata ironia vizi e costumi della politica e della società italiana. Per lo stesso gruppo editoriale, collabora anche a L'espresso, sul quale cura la rubrica Satira preventiva.
Nel settembre 1997 esce, dopo tre anni di lavoro, il suo primo romanzo, Il ragazzo mucca, e due mesi dopo debutta a teatro lo spettacolo Giù al Nord, scritto per Antonio Albanese con lo stesso ed Enzo Santin.
Nel 1999 è autore con altri del programma TV C'era un ragazzo, condotto da Gianni Morandi in prima serata su Raiuno. Nello stesso anno scrive un adattamento de Il suicida di Nikolaj Erdman per Luca De Filippo.
Nel 2002 vince il Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante per il libro Cerimonie e il Premio Gradara Ludens.
Dal 2003 è autore con altri del programma di Raitre Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio.
È autore di numerosi libri, la gran parte dei quale raccoglie una selezione dei suoi contributi su quotidiani e periodici.
Opere
Giorgio Gaber. La canzone a teatro, Milano, Il Saggiatore, 1982.
Tutti al mare, Milano, Milano Libri, 1986.
Visti da lontano, Milano, Arnoldo Mondadori, 1987.
Ridateci la Potemkin, Milano, Arnoldo Mondadori, 1988.
Il nuovo che avanza, Milano, Feltrinelli, 1989.
44 falsi, Milano, Feltrinelli, 1991.
Poetastro. Poesie per incartare l'insalata, Milano, Feltrinelli, 1993.
Il ragazzo mucca, Milano, Feltrinelli, 1997.
Maledetti giornalisti [con Goffredo Fofi e Gad Lerner], Roma, E/O, 1997.
Che tempo fa, Milano Feltrinelli, 1999.
Giù al Nord [con Antonio Albanese ed Enzo Santin], Torino, Einaudi, 1999.
Canzoni politiche, Milano, Feltrinelli, 2000.
Pinocchio Novecento. 25 tavole a colori commentate da Michele Serra [testo di Carlo Collodi e disegni di Sergio Staino], Milano, Feltrinelli, 2001.
Cerimonie, Milano, Feltrinelli, 2002.
De André il corsaro [con Fernanda Pivano e Cesare G. Romana], Novara, Interlinea, 2002.
I bambini sono di sinistra [con Claudio Bisio, Giorgio Terruzzi, Giorgio Gallione e Gigio Alberti] Torino, Einaudi, 2005.
Tutti i santi giorni, Milano, Feltrinelli, 2006.