ECCOLA, FINALMENTE! CI SIAMO!
Daniele Giammarini
Una bottiglia di vino. LA bottiglia. IL vino.
Un' ambrosia donata da Bacco in persona per allietare i palati e le menti dell'umanità intera.
Ancora mi ricordo bene. Se ne stava lì, come se stesse in attesa, circondata da quattro bicchierini di vetro e poggiata su un tavolo di legno con una tovaglia bianca che donava all'insieme un'immagine di candore, di purezza. Mancavano solamente le sedie, che prendemmo immediatamente, e ci sedemmo. Tutto era pronto.
Mi ritorna alla mente. Dopo una lunga attesa, eccoci lì. Non credevamo che quel momento sarebbe mai arrivato, avevamo completamente perso la speranza, invece…
Invece era lì, davanti a noi. Infine potevamo cantare vittoria.
Allungai la mano verso il collo della bottiglia per prenderla. Mille emozioni mi fecero tremare.
Eccitazione per il momento, reverenza verso qualcosa che consideravamo sacro, paura di rimanere delusi. Stavamo per fare qualcosa che fino a quel momento non ci eravamo mai azzardati a fare.
Quella bottiglia rappresentava per noi l'arrivo, il traguardo, la fine di un pezzo della nostra vita. Tutti pensavamo cose del tipo “Cosa faremo ora che lo scopo della nostra vita è qui davanti ai nostri occhi?” oppure “Cosa faremo dopo averlo degustato, deglutito, tracannato, quando la nostra sete sarà ormai spenta?”
Però non era quello il momento di fermarsi a rimuginare titubanti. Quello era il momento di agire.
Con la mano destra finalmente ferma riuscii a prendere la bottiglia e con la sinistra presi il cavatappi.
Il tappo di sughero saltò via in un rumoroso “Blop”.
Versai il vino nei bicchieri. Un profumo intenso si espanse nell'aria. Mai in vita mia avevo odorato qualcosa così buono. Forse era quello l'odore del paradiso?
Mentre lo versavo nei bicchieri rimasi come ipnotizzato dal colore rosso rubino, così intenso e al tempo stesso ricco di sfumature violacee. Se avessi dovuto definire la parola bellezza con un'immagine, avrei sicuramente portato ad esempio l'istante in cui il vino dalla bottiglia si posava nel bicchiere. La mano mi ricominciò a tremare. La paura di sprecarne anche una sola goccia era enorme, ma finii il giro lasciando la bianca tovaglia sul tavolo completamente intonsa. Mi sentii soddisfatto e fiero di avercela fatta.
A quel punto mi alzai, levai il bicchiere in alto e dissi, con un tono stentoreo che mi sembrò adatto all'occasione: “Amici, compagni di mille avventure e disavventure, finalmente, dopo una attesa lunga e snervante, ce l'abbiamo fatta! La bottiglia è nelle nostre mani e presto il vino sarà nelle nostre gole. Avete visto il colore pieno e il profumo intenso?
Annuirono, alzandosi in piedi anche loro.
“Bene, senza indugiare oltre, direi che è giunto il momento. Amici, salute!”
Il tintinnio dei bicchieri fu come una dolce campanella che ci avvisò dell'inizio di un attimo che non scordammo mai più.
Mai assaggiai, prima di allora, un sapore così. Fu come un'esplosione di gusto. Mi sembrò come se le papille gustative stessero festeggiando nella mia bocca. Dalle espressioni dei miei amici capii che anche loro provarono le stesse sensazioni.
Inebetiti e inebriati da quel nettare, poggiamo i bicchieri sul tavolo e ci scambiammo i nostri pareri.
“Sensazionale”, fu il giudizio unanime.
Non mi sembra vero che siano passati così tanti anni da quella volta. Dopo ne bevvi di vino, di tutti i tipi e di tutti i gusti, ma il primo bicchiere di vino non si scorda mai.
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