DICEMBRE E VITE
Martina Strazzari
Occhi scuri, morbido come rosso profondo e velluto di teatro, caldo. Fermo al suo posto e tuttavia inebriante, mosso con cerchi leggeri. Primo amante, con la passione e lo slancio di chi è primo.
Ma l'altro, fresco nelle sere fresche e bianco nel trasparente, raffinato divertimento sulle labbra, era pur sempre il secondo amante, da tenere per mano fra l'imbrunire d'estate e le case notturne circondate dai "ti ricordi".
E i due si incontravano, si mescolavano, si alternavano nella medesima bocca e sotto le stesse dita.
Ma a settembre, tempo di inizi e di fini, quell'anno finirono tutte le scorte; chi diceva che si era bevuto troppo durante l'estate, chi dava la colpa ai ladri di campagna, chi non diceva nulla e aveva una bottiglia nell'armadio. E la beveva piano. Nelle occasioni speciali.
Non si aspettava che il Natale, tempo di arrivi, ritorni e regali, a fine novembre le bambine decoravano già la casa e salivano lenti dalla cucina i profumi di dolci e zuppe. Calici scintillanti e parenti imbellettati attendevano schierati un arrivo. Alice urlava che mancava qualcosa, i sottobicchieri! la cravatta ad Enrico! il budino!, una musica natalizia bofonchiava nell'angolo, e le lucine alle finestre strizzavano ripetutamente i loro occhietti per vedere meglio nel buio della sera.
Ed improvvisamente, eccolo.
La famiglia raccolta davanti alla porta lo abbracciava, lo baciava, lo portava fiera di stanza in stanza a conoscere i nuovi amici tutti raccolti nella grande casa in un vero tripudio di rossi, ori, abeti e sorrisi. E lui allegro, emozionato, tutto ridente stringeva le mani a quelle mille persone in turbinii caotici.
Passarono i giorni delle feste e furono giorni splendenti, rischiarati dalle risate e dalle candele profumate, e una sera: telefono. Lei lo vuole incontrare. Non si sono ancora visti da quando lui è tornato. Conversazione a telegramma nell'incertezza reciproca, e un appuntamento per la sera seguente.
Nel ristorante in cui si incontrarono la lieve penombra invogliava a parlare sottovoce, e per parlare piano occorre stare vicini; il sapore frizzante del vino spingeva ad una conversazione oltre le semplici frasi di circostanza. Come stai, da quanto tempo.
A notte inoltrata stavano ancora parlando raccontandosi le proprie vite; le viti, quelle di Giorgio, riposavano secche poco lontane. Era dicembre ed era tornato, i tralci erano spenti perché settembre era ormai lontano. Fuori dal ristorante giungevano solamente i rumori ovattati dell'interno, e dalle finestre che davano sulla strada si potevano vedere le ultime persone ancora rimaste, illuminate in controluce. Difficile riconoscere i volti, tutti semiscuri. Ma nei bicchieri, nei calici, nei flute, scintillavano vini perfettamente riconoscibili grazie ai loro bagliori. C'era un rosso intenso e denso, uno spumante dorato e frizzante, un rosé tiepido e un bianco fresco, dolce. E c'erano due figure, scure, che si tenevano per mano, le mani sopra ad un tavolo
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