Menu
Concorso Letterario Santa Margherita
IL VIAGGIO
raffaella sabbatini

Era ancora molto scosso. Avrebbe voluto avere più tempo per rimettersi in sesto. La vita dell'emigrante non faceva per lui. Anche se il viaggio era stato tutt'altro che malvagio, ed aveva avuto un trattamento di lusso, non come quei poveretti che finivano all'ammasso pigiati l'un con l'altro, tutto quel trambusto era stato un trauma. E dire che loro erano i prescelti. Pochi giorni prima un ispettore aveva controllato centinaia e centinaia di possibilità con attenzione e scrupolo, maneggiandoli con una cura maniacale. Con quel selezionatore si intendeva. Parlavano la stessa lingua, lo stesso dialetto, la stessa inflessione. E non c'era mai bisogno di parlare per capirsi ed apprezzarsi. Bastava l'occhiata soddisfatta che questi gli dava per essere orgoglioso del suo corpo, della sua rotondità, del suo aroma. Ed aveva prescelto lui. Inizialmente era stato orgoglioso, un onore; poi si era reso conto di tutte le traversie che avrebbe dovuto affrontare. Anzi subire, perché non spettava a lui decidere e pareva che mille altri decidessero per lui. E poi questa gente che stava intorno. Qualcuno cercava di scimmiottare la parlata delle sue colline, dove era nato e cresciuto, curato dal sole e dall'acqua che erano una benedizione. No, questi non sapevano cosa significasse quella terra, poco discosta da un mare calmo, placido e poco profondo. L'avevano trasportato all'oscuro, c'era stata gente in divisa che li aveva osservati con attenzione burbera e molto sospetto. Un paio della sua compagnia erano stati rapiti. Una mano svelta li aveva dirottati con l'astuzia in un luoghi oscuri e non ne avevano più saputo nulla. Era stato fortunato. A sparire era stato proprio quello prima di lui. Una tragedia ora era qui, in mezzo a della gente sudata ed indaffarata, in un locale caldissimo che non gli permetteva di esprimersi al meglio. C'era stata una discussione. Questa volta nessuno aveva scimmiottato la lingua che conosceva bene. Semplicemente l'avevano preso e sbattuto in una cella frigorifera a gelare. Per un attimo aveva creduto di morire. Poi la porta della cella si era aperta e l'uomo grande e grosso, baffi spioventi e cappello bianco in testa, sbraitando contro altra gente piccola ed impaurita, l'aveva tolto e amorevolmente appoggiato ad una credenza, asciugando le goccioline che si erano condensate sul suo corpo, forse faceva un pochino troppo caldo, ma dopo tutto quel gelo. Mentre era sulla credenza aveva cominciato a respirare profumi che, se proprio non erano della sua terra, poco ci mancava. Con qualcuno avrebbe potuto intendersi, con altri meno. Capitava anche quando era molto giovane e si beava al sole della collina. C'erano profumi e sapori che amava, altri che aborriva. Il selezionatore, che parlava con lui in dialetto, mai avrebbe permesso che venissero mescolati. Però qui era fra gente che non conosceva e di cui si fidava. Il timore era alle stelle. Non era troppo schizzinoso. Aglio e cipolla non lo disturbavano, purché fossero stemperati da un pizzico di prezzemolo. Stava rimuginando tutte queste cose, quando due mani delicate lo misero in piedi e con uno strano strumento di tortura venne scappellato, sensazione non piacevole, ma subito dopo si rese conto di respirare molto meglio, che il suo corpo acquistava una fragranza che non sentiva da mesi. Le stesse mani lo presero con delicatezza e lo trasportarono in una sala tutta illuminata da lampadari di cristallo enormi che mostravano una lunghissima tovaglia di lino bianco, tutta merletti su cui campeggiavano stoviglie di ceramica e bicchieri di cristallo. Fortunatamente lisci e non volgarmente lavorati come aveva temuto di incontrare durante il suo cammino. Una voce stentorea pronunziò un lungo e probabilmente noioso discorso nella lingua sconosciuta. Poi alzo il bicchiere e disse, anche se con un accento non proprio felice: “Ed ora fegato alla veneziana accompagnato da un vino speciale: il Raboso. Alla Serenissima”. E, con sua grande gioia, iniziarono a versarlo nei bicchieri.
Vai all'archivio

Sottoscrivi l'RSS del racconto del giorno