GRAZIE GIOCONDA
Tiziana Cini
Erano rientrati tutti nell'appartamento, ma io avevo bisogno di qualche altro momento con me stesso. Dalla terrazza battuta dal vento vedevo una città di vetro e luci, tanto diversa dal paese in cui ero cresciuto. La colonica, i vigneti ed il sole di settembre mi guardavano dall'etichetta del vino, ed io rispondevo allo sguardo con la malinconia di chi ricorda qualcosa di lontano, meraviglioso e, forse, irripetibile. Mio cugino rideva, lo sentivo anche da fuori, la stessa risata di quando eravamo piccoli, uniti dall'amicizia e dall'amore per la casa del nonno che sapeva di vecchio e di vino, e dalla sete di libertà che ci faceva spingere sempre più in là nelle nostre corse nei campi. Più in là fino all'altra parte del mondo, almeno per me. Mio cugino invece era rimasto al paese, affiancando il nonno nell'arte di creare il vino fino alla sua ultima ora, quando l'aveva trovato senza respiro con una bottiglia tra le braccia accanto alla sua botte prediletta, Gioconda, che, come diceva lui stesso, si faceva beffe di te con il suo ovale bruno e la sua bocca dagli angoli tirati all'insù, sorridendo maliziosamente sotto il legno antico sapendo già che del suo prezioso contenuto non ne avresti mai avuto abbastanza.
Pensai al momento più emozionante e atteso da noi bambini, la cena che si faceva ogni anno sotto al portico dopo la vendemmia. Ricordo che eravamo anche cinquanta e più bocche da sfamare e dissetare, soprattutto, e la festa durava fino a notte fonda, quando le ultime note delle fisarmoniche cessavano di farci ballare sotto le pungenti luci del cielo. Come parevano diverse le stelle che mi spiavano adesso, stelle di città, forse. Versai nel bicchiere il vino della bottiglia lasciata da mio cugino sul tavolo: “Questa è per te: la cullava tra le braccia prima di andarsene. Ho creduto che avrebbe voluto donarla al nipote tanto lontano ma nei pensieri tanto vicino. Bevi e pensa a lui”, mi aveva sussurrato con voce commossa prima di lasciarmi solo. Mentre bevevo andavo goccia a goccia sempre più indietro negli anni, fino a che i ricordi presero il posto del presente.
Il giorno successivo partii con mio cugino per tornare tra i vigneti assolati e le botti cospiratrici, che avevano nel legno un ingrediente segreto capace di sconvolgerti la vita, convincerti a lasciare il lavoro, prendere il primo aereo e farti sentire dopo anni di nuovo a casa, come se il tempo non ti avesse abbandonato, mai. Grazie nonno, grazie Gioconda.
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