Menu
Concorso Letterario Santa Margherita
ALLA TUA, BURBERO OSTE.
Paola Tacconi

ALLA TUA, BURBERO OSTE.

Odorava intensamente di vino rosso e toscano.
Lo avresti immaginato, senza difficoltà, seduto al bancone di un baraccio fumoso con del sottofondo blues nelle orecchie.
Invece era l'oste.

-“Oste della malora!”
entravano dei ragazzi nel piccolo locale candido di muri imbiancati da poco e lui li salutava con un sorriso da Gioconda e un cenno stanco della testa.
La luce nel locale sparava sul soffitto e regalava un'atmosfera soffusa alla sala.

I miei amici ed io eravamo seduti ad un tavolo di cristallo rotondo sorretto da cinque plinti di granito, gli stessi usati per transennare le piazzette comunali nei centri storici.
Lo trovai bizzarro.

-“Vi sedete o andate via?”
rispondeva sbrigativo.
Non stava mai ad aspettare la risposta.
Si limitava a scostare una sedia da un tavolo libero. Questo era il segnale che, se volevi, potevi anche sederti.
Le bottiglie di vino erano ordinate secondo un preciso caos casalingo di cui solo l'oste conosceva la logica.
Un tavolo-zattera, senza tovaglia, in mezzo al locale, accoglieva le bottiglie superstiti ma assaggiate in degustazioni precedenti. La tavola mirabilmente macchiata: qui una goccia di bonarda, la un accenno di barbera nell'angolo ancora un'idea di grignolino. Storie e vini diversi si erano stratificati su quel tavolo come in un quadro di un eccentrico impressionista. Un'intera parete era dedicata, invece, a scaffali ricoperti di rame sui quali erano appoggiate le bottiglie intonse. Si potevano contare le ditate sul metallo rosso, segno che le complicazioni del design non riuscivano ad avere la meglio sulle complicazioni dell'oste.

-“Non bisogna incoraggiare i coglioni a fermarsi, quelli lo fanno anche troppo spesso!”.
Non mi aveva mai vista prima ma mi dedicò ugualmente il consiglio paterno guardandomi negli occhi.
-“Cosa beve signora?”
La canottiera bianca di cotone bucata sulla spallina destra era la tenuta da serata lavorativa infrasettimanale e già la diceva lunga sul suo carattere.
-“…non saprei davvero data l'ora tarda… ci vorrebbe qualcosa… ma che vino si beve a quest'ora?”
Gli amici al mio tavolo che lo conoscevano da tempo si misero le mani nei capelli.
Lui aveva smesso di ascoltarmi quasi subito.
Poco dopo era di nuovo davanti a me e stava stappando una bottiglia dall'etichetta sofisticata.
Cercai di dissimulare, nell'espressione, la preoccupazione per il prezzo che immaginavo altrettanto sofisticato.
-“Vede signora, se posso permettermi, i coglioni, io, li riconosco facilmente. Per esempio, in un locale pubblico lei li individua perché hanno la soneria del telefonino altissima con una musica molesta e rispondono sguaiatamente, stravaccandosi sullo schienale della sedia”.
Il ragazzo al tavolo davanti a noi si tirò su di colpo.
Nel frattempo l'oste aveva versato due dita di vino rosso-granata in un bicchiere cristallino e panciuto.
-“Non lo beva, lo annusi”.
Mi porse il bicchiere con un piccolo inchino. Gli altri amici al mio tavolo non erano stati minimamente interpellati ma non si perdevano un attimo della scena divertente.
-“Che profumi ci sente?”
Temevo questa domanda da prima di arrivare al parcheggio davanti all'enoteca. Feci roteare il bicchiere lentamente, facendo finta di saperci fare e osservai gli archetti che lacrimavano lenti e coreografici dalle pareti trasparenti e lisce poi lo avvicinai al naso.
-“… oddio… mi sembra di sentire della ciliegia, forse della violetta, sicuramente frutti rossi... ma...”
Mi interruppe quasi subito rivolgendosi a uno dei miei accompagnatori:
-“Bhe almeno questa non ci sente la puzza di cane bagnato come quella dell'altra volta!”.
La risata al tavolo scoppiò fragorosa.
Un amico, approfittando della momentanea assenza dell'oste, mi strizzò l'occhio e mi sussurrò:
-“Gli piaci, hai superato l'esame di Mariano. Ora fai parte anche tu dei clienti graditi.”
-“Sarà…” gli risposi ironica
-“…ma fammi spegnere il cellulare… non si sa mai!”

Ps. Mi manchi, burbero oste!

Vai all'archivio

Sottoscrivi l'RSS del racconto del giorno