Menu
Concorso Letterario Santa Margherita
QUELLO CHE MANCA
Cristiana Conti

Quello che manca



15 Settembre

Cara Marina,
sono arrivata a destinazione e ho trovato una casa adatta. il paese è suggestivo, così incastonato fra le montagne. La finestra della mia camera affaccia su un massiccio silenzioso e imponente che, immagino, a breve sarà spruzzato di neve. E' buffo, per una abituata al rumore del mare. Ma l'aria è ancora tiepida, sembra quasi che il paese mi stia regalando un inserimento “soft”. I ragazzi, miracolo, sono rispettosi e quando entro in classe si alzano in piedi, come facevamo noi ai nostri tempi. I colleghi sono di poche parole, ma i sorrisi sembrano sinceri. Dovrei essere soddisfatta, dopo anni di supplenze finalmente una cattedra di ruolo. Eppure manca qualcosa che non so spiegare. Ora scappo, ti aggiorno con la prossima mail.


22 settembre

Ciao Marina,
qui tutto procede bene. Il collega di filosofia, quello carino di cui ti parlavo quando mi hai chiamata domenica, mi ha invitata per un aperitivo ieri, dopo la scuola. Siamo andati in un posto grazioso, arredato nei modi tipici di qua. Abbiamo riso molto, anche perché ogni tanto gli scappava una parola in ladino e doveva tradurmela. La parlata della gente qui ha un che di musicale, ma di un ritmo diverso da quello che sono abituata ad ascoltare. E' interessante, intrigante e piacevole, per me. Sono serena. Mi manca una briciola per essere del tutto appagata.



18 ottobre

Cara Marina,

è iniziato il freddo vero. Se penso che da noi, in quest'epoca, si fanno ancora i bagni di mare! Il vento, quando soffia, è forte e gelido. E nel pomeriggio a volte scoppiano temporali improvvisi che fanno turbinare le foglie e scappare gli uccelli. Ho acceso il camino per la prima volta. O meglio, ho cercato di accenderlo in tutti i modi e ho dato fondo anche ai giornali dell'ultima settimana. Ma come fanno a scoppiare gli incendi, mi chiedo, se è così difficile accendere un fuoco? Poi mi sono arresa e ho chiesto aiuto ai vicini. Una coppia giovane con un bimbo paffuto. Lui, il marito, ha risolto la questione in non più di cinque minuti. Li ho invitati a cena, per sdebitarmi. Hanno portato una bottiglia di un produttore locate. Era di quello buono, ma così buono che a metà cena sono tornati di là a prenderne un'altra. All'improvviso mi sono sentita a casa. Il calore, le chiacchiere, le risate. E il vino. Allora ho capito. Ho capito che non entri in comunicazione con una terra finché non assapori il suo vino. La mattina dopo, ho osservato la strada che mi porta a scuola con occhi diversi. E con un cuore diverso. Quando vengo, a Natale, devo prendere qualche bottiglia del nostro vino da portare qui. Voglio presentare casa mia ai miei nuovi amici.

Vai all'archivio

Sottoscrivi l'RSS del racconto del giorno