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Concorso Letterario Santa Margherita
DUE PAROLE E POCO ALTRO.
Mirko Cetrangolo

Roma, 24 Settembre 2004.

Con la presente desidero comunicarvi le mie sofferte e irrevocabili dimissioni come dipendente della vostra ditta. A queste due parole dovrebbero seguire il tempo di preavviso prima che abbandoni definitivamente la mia scrivania, e un informale saluto.
Come sapete, però, mi è quasi impossibile fermarmi a questo freddo compito. Ho servito per trentaquattro anni la vostra azienda nello stesso modo in cui il vostro vino viene servito nelle tavole dei migliori ristoranti del continente: con profondo rispetto e immensa devozione.
Purtroppo mi tocca constatare che il mondo intorno a me va sempre più veloce, mentre i miei movimenti si fanno ogni giorno più lenti e difficoltosi. Per questo motivo, ho bisogno di lasciare la nostra amata città per trasferirmi lontano dal traffico e, chissà, magari più vicino ai vostri vigneti.
Ho seguito per trentaquattro anni la comunicazione del vostro marchio, dalle retro-etichette delle bottiglie, alla grande campagna pubblicitaria; ho scritto interi romanzi su vini morbidi dalla struttura armonica, su gusti intensi e colori vivaci, consigliando anche qua e là qualche prelibatezza con cui potevano maritarsi all'interno dei palati più fini; ho misurato le parole, assaporandone ogni volta il suono che producevano a contatto con quelle che avevano intorno. Il vino non era solo un lavoro, ma anche una passione. Da oggi devo abituare le mie labbra ad un nuovo sapore.
La cosa che ancora mi dava più piacere era vestire le bottiglie e prepararle per quando avrebbero dovuto, ormai grandi, viaggiare da sole per l'Italia e l'Europa, alla ricerca della tavola che il destino aveva loro destinato. Vestirle e scrivere del loro gusto, dell'odore, della loro sapidità o amarezza. Ogni vino era diverso, e io conoscevo perfettamente carattere di ognuno.
Gli anni, però, passano. E invecchio come il vino di cui ho sempre scritto, sperando almeno di risultare un po' più prezioso pure io. Preziosi sono stati sicuramente gli anni passati con voi, in cui ho scoperto quelle proprietà del vino che purtroppo non trovano spazio all'interno di brochure e testi promozionali: la sua storia, che gli ha permesso di offrire ristoro anche alla gola più semplice, e la sua lavorazione, che lo può rendere una delle bevande più sofisticate della nostra tavola. E purtroppo non trovano spazio all'interno di brochure e testi promozionali nemmeno le tue virtù (permettimi, dopo trentaquattro anni, di abbandonare anche solo per pochi caratteri il voi colmo di rispetto che ha sempre accompagnato le nostre conversazioni), quelle di un uomo generoso e profondamente buono.
Quella col vino è una storia d'amore, scritta con un inchiostro che può avere diverse sfumature, dal nero della perdizione al bianco della santità. Ma qualunque sia il suo colore, è sempre capace di lasciare un segno sotto la nostra pelle e, a qualcuno, entra perfino in circolo, nelle vene. È una storia d'amore, di quelle che ti ubriacano e ti fanno dimenticare il nome della persona amata. È una storia d'amore che dura qualche ora e un'eternità.
Abbandono la mia scrivania, ma spero che a seguire il mio lavoro ci sia qualcuno che sia stato sedotto dal vino almeno quanto il sottoscritto.
Perché alla fin fine sono le lettere d'amore quelle che vengono meglio.

Un sincero abbraccio, e un ultimo cin-cin.

D. V.
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