L'ULTIMO SORSO DI VITA
SARA GALLIADI
L'ULTIMO SORSO DI VITA
Il Conte Biagio Barberini di Berillio discendeva da una delle famiglie nobili siciliane che producevano Vino da infinite generazioni. Per sua disgrazia o per suo immenso diletto si trovava ad essere l'ultimo superstite illustre di un codice vinicolo antico. Il suo albero genealogico era avvizzito, ma per fortuna le viti erano cariche di saggezza e dedizione.
Gli interessava solo amare il suo vino. Considerava quelle bottiglie come sue eleganti creature. La salute del Conte Biagio preoccupava il dottor Chiaromonte, che gli aveva solennemente vietato di bere. Il divieto aveva provocato nel nobile paziente un forte solletico al palato e un bisogno impellente di brindare alla sua salute. Dopo una grossa risata, infatti, andò a prendere il suo vino preferito: Chardonnay Opera Classic, creato con le sue stesse mani e con i sensi ispirati dalle stelle in una notte di luna piena.
Stava lì in terrazzo a girare il vino nel bicchiere pensoso.
«La vita mi scorre tra le dita come una fune impazzita che non ha appigli. Il tempo è un cavallo che scappa impaurito. Come un comandante osservo le mie truppe ben allineate, in fila senza lamentarsi anche sotto la pioggia. Forse sarebbe stato meglio se avessi avuto dei figli veri in carne ed ossa. Avrebbero scorrazzato felici con gli aquiloni nel vento. Dalle piccole ferite il sangue sarebbe colato sulla terra rossa e assetata delle loro lacrime infantili. Gli avrei raccontato le gesta e i rituali della nostra illustre famiglia. Invece, non c'è nessuno dopo di me che coltivi il mio mondo come l'ho amato. Possiedo la collezione più preziosa e completa al mondo di vini rari e famosi ma non so ancora come farò a non separamene.
Mi sento già cenere.»
Stava in tali modi fantasticando quando il campanello suonò. In cuor suo sperava fosse qualche figlio illegittimo che gli veniva a far visita con lo scopo di riscuotere la sua parte d'eredità. Aprì la porta ed ebbe subito l'impressione che fossero scocciatori.
«Desidera?». Capitolò il Conte Biagio con disapprovazione.
«Ecco, sì...buongiorno sua eminenza, eccellenza. È lei il Signor Conte Biagio Barberini di Berillio? - non aspettò nemmeno la risposta e continuò. - Siamo della ditta Toppalepezze, ci hanno incaricato di pignorare i suoi beni, era a conoscenza del nostro arrivo e del perché siamo costretti a fare irruzione nella sua tenuta?»
Quegli energumeni erano venuti a derubarlo, più che dei suoi beni materiali e degli arredamenti, della sua dignità e identità. Si sentiva una tabula rasa dove scrivere la sua storia, antica e non ancora vissuta. Ad avergli sferrato un brutto colpo non era il destino ma lui stesso. Si era indebitato per vanagloria e aveva barattato il suo fastoso patrimonio per la follia di un momento effimero in preda al demone del gioco.
Nel momento in cui deturpavano le sue opere d'arte e mettevano mano ai suoi capolavori, il pensiero che quei barbari toccassero la sua preziosa collezione gli provocò dei dolorosissimi torciglioni all'addome.
Dopo aver invaso la villa come un'orda di cavallette, gli comunicarono che sarebbero ritornati l'indomani per completare il lavoro. Il Conte, appena i responsabili di quella razzia se n'andarono, prese con furia le chiavi della cantina segreta. Scese le scale al buio, stringendosi sempre più lo stomaco nella sua vestaglia porpora. Aveva preso la decisione più importante della sua vita: si sarebbe nascosto e rinchiuso insieme alla sua collezione costosissima di vini pregiati. Avrebbe bevuto il suo adorato nettare fino alla fine. Nessuno avrebbe sospettato che lui fosse imprigionato nella sua stessa follia, lo avrebbero immaginato lontano in qualche isola a bere il suo amatissimo Vino Chardonnay Opera Classic.
Del resto d'altronde ben si sa che un comandante affonda sempre con onore insieme alla sua nave, di qualsiasi natura essa sia.
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