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Concorso Letterario Santa Margherita
IL CALICE
GIULIA ARMENI

Conservo ancora quel calice.
Ormai è vecchio , impolverato , graffiato.
S' intravede l' alone rossastro del vino che vi era contenuto. Due labbra sbiadite sono ancora impresse nel cristallo consumato dal tempo.
E' esposto in una vetrinetta nascosta del mio salotto.
Mi soffermo ad osservare quel bicchiere...in un istante i granelli del tempo risalgono la clessidra , io ho di nuovo vent' anni, sono tornato ad essere il timido ed impacciato ufficiale dell' esercito.
Lei è accanto a me. Biondi i capelli, cerulei gli occhi, rosee le gote.
Le bellissime labbra sorseggiano il vino, ride, parla, facciamo progetti.
Non appena la guerra finirà ci sposeremo, sarà mia moglie, la mia donna, amica, compagna.
Poi tutto accade in un attimo ; sento un sibilo, riesco a guardarla negli occhi un' ultima volta, a leggere l' ultima promessa. Ti amerò sempre. Poi il buio.
Tra le macerie ritrovo il suo corpo senza vita.
Il bicchiere è ancora intatto tra le sue mani.
Lo specchio del soggiorno mi rimanda l' immagine di un vecchio, la passeggiata nel viale dei ricordi è terminata.
Sfioro il cristallo con le dita.
Penso ancora a lei , la ritrovo in ogni oggetto, in ogni sguardo, in ogni sorso di vino.
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