COSÌ PECCAI
carlo lagrutta
Lei era rimasta a casa.
Me la fece conoscere Edoardo quattro anni prima. Una sera da lui. Rimasi subito affascinato. La ritrovai casualmente, qualche tempo dopo, al Ristorante del Porto. Fu quello l'incontro fatale. Sentii qualcosa dentro. Le porsi la mano. Quella carezza mi contagiò. Aveva un profumo unico, inconfondibile. Il riconoscerlo mi fece capitolare. Compresi che era lei quella giusta.
Contattai Edoardo per poterla rivedere. “Nessun problema, quando vuoi. Mi fa molto piacere.” mi disse.
Ci incontrammo qualche giorno dopo. La portai a casa mia. Il cuore mi batteva forte. Lei era con me. Cedemmo insieme. Da quella sera non ci separammo più.
Stavamo insieme da un anno. Volevo organizzare qualcosa in grande stile per l'occasione. Volevo stupirla ma non sapevo ancora come fare.
Quel giorno chiusi la porta dietro di me con l'umore di chi non se ne voleva andare. Ricordo era un mercoledì. Avrei voluto rimanere a casa. Velocemente cercai di escogitare una scusa plausibile per non andare al lavoro. Lo scrupolo della coscienza o il senso di responsabilità o il senso di colpa, non so cosa, mi fecero salire in macchina.
Ma quella mattina era diversa. Non ho mai capito il motivo. Pensavo a lei in continuazione. Ero agitato. L'ora di pranzo si avvicinava e fu così che mi colse il gusto del peccato... Quell'idea mi galvanizzò. Dovevo andarmene. Salutai i colleghi prima di pranzo. Spiegai che quel pomeriggio mi sarei assentato per un impegno importante.
Durante il tragitto fui costantemente esaltato. Entrai di soppiatto in cortile. Era il luogo dove abitavamo ma, con quell'atteggiamento, mi sentivo un ladro. Girai piano la serratura. Le tapparelle erano abbassate per la luce del sole. Le finestre erano chiuse per evitare la calura di quei giorni. Godevo nel muovermi in quel silenzio. All'oscuro da tutto e da tutti. Solo noi due. Quella maschera da furfante che avevo indossato mi scuoteva ogni neurone del corpo.
Ci abbracciammo intensamente.
Corsi a prendere il necessario. La spogliai con delicatezza. L'accarezzai completamente nuda. Le sfilai quel cerchio che portava sempre tra i capelli. Il suo profumo mi annebbiò la vista. Non capii più nulla. La sdraiai. La baciai. Attraverso le labbra umide inghiottii i suoi umori. L'ultimo baluardo fu tolto. L'ultimo freno si ruppe.
La feci mia. Entrò dentro di me delicatamente scivolando leggera. Diventò parte di me. Io di lei. Per sempre.
Così peccai. Così, non la rividi mai più...
"Racconto dell'uomo che perse la ragione e inghiottì la sua bottiglia"
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