IL MOMENTO
Valentina Favata
Sarà capitato anche a voi di ricevere o acquistare una bottiglia di vino di un certo pregio. E probabilmente, stringendola tra le mani, avrete detto o solo pensato che l'avreste conservata per un'occasione davvero speciale.
L'avete fatto? Intendo dire, avete celebrato il tanto atteso momento topico o la bottiglia giace ancora in cantina mentre nella vostra vita sono passati momenti memorabili senza che ve ne accorgeste?
Provo una sensazione di disagio a immaginare quell'esercito di eleganti predestinate che, con la trepidazione di fresche debuttanti, aspettano invano la ribalta e, giorno dopo giorno, lentamente, avvizziscono. E che dire, poi, di quelle altre sfortunate che, ahimè, ormai olezzano di ossidazione, sanno di aceto e, con il loro fare tristemente marsalato non solo hanno perso il turno ma si gettano involontariamente addosso un oltraggioso discredito.
E se ne onorassimo la memoria, ne vendicassimo i torti subiti e restituissimo loro il rispetto che meritano?
Mettiamo una sera di una di quelle estati in cui, per dirla con le parole della scrittrice greca, anche il “mare muore di sete”. Una french window al millenovecentottantaseiesimo piano domina incontrastata la distesa ai suoi piedi e restituisce la calura spossante della giornata alla dimensione di un vago ricordo. Il silenzio. La debole intermittenza delle luci che tremolano in lontananza genera l'unico movimento percepibile. Intorno il cielo è stellato. Un desiderio opportunamente espresso ha appena fatto materializzare la più bella stella cadente della stagione. Un quartetto d'archi, un pianoforte e una tromba si inseguono in una faccenda di cowboys e indiani. Scorrono, in una anteprima disordinata, le immagini dei giorni a venire.
Mostri fantastici, creature mitologiche, fanciulle atletiche e geometrie colorate si staccano dai mosaici a cui sono incollati per risalire fino alla passerella sospesa nel cuore del cuore del mondo e chiedere di non essere abbandonati. L'immenso blu di una distesa profonda di acqua salata fa da cuscino al profilo di un gigante sdraiato, disegnato dalla sagoma delle montagne a picco sul mare. Case come anziane signore decadenti e vanitose, si imperlano di file colorate di fichi d'india maturi, incipriano le profonde rughe con i ciuffi esuberanti delle bouganvillee e mostrano, impenitenti maliziose, quel che resta delle trine di ferro nelle cancellate e nei balconi pericolanti. Montagne bianche come neve svettano, appuntite, sul cielo arroventato al tramonto e specchiano la loro silouette nei quadrati d'acqua poco distanti, mentre le annoiate pale dei mulini a vento recitano la loro muta parte in una rappresentazione che oramai è solo iconografica.
Tutto deve ancora succedere e tutto è talmente possibile che è già reale.
L'aria sottile del profondo di questa notte d'estate alleggerisce il cuore e rende invincibili, forti come solo si può essere quando l'assenza di necessità e la mancanza di aspettative non significano apatia ma stato di grazia.
Un lampo improvviso accende l'intuito. Riconosco il momento memorabile.
Non riesco a immaginare un'occasione migliore né un vino che la possa celebrare più degnamente.
I bicchieri ammiccano languidi, la bottiglia esita titubante. Solo un istante prima di raccogliere le avances e accendere quella speciale sinergia di occhi, naso, bocca, cuore.
Alzo il calice ai colori di cui gli occhi si riempiranno, ai profumi che il naso saprà riconoscere e alle emozioni che ne nasceranno.
Brindo a ciò che rende tutto realizzabile.
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