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Concorso Letterario Santa Margherita
CAVALLI ED HANDICAP
Maria Antonietta Coccanari de' Fornari

Gheddafi con un'aria tra l'annoiato e il crudele nell'aula magna dell'ateneo è un ricordo di Margherita Sazàr. Altri sbocciano tra ginestre papaveri e vigneti che corrono dietro il finestrino. Se ne va per sempre. Caviglie di puledra ferme sul primo treno nonostante i molti calici del gran vino veneto al pranzo d'addio a Villa d'Este. Staranno ferme su altri treni aerei e traghetti. Torna alla sua America Latina. Ai colori fantastici. Sogna una calma andatura. Via dalle corse a ostacoli di questa carriera italiana: se è un cavallo di razza si vedrà alla lunga distanza. Sfumano in un inizio di sonno le memorie degli eventi, trucchi e inganni per bloccarla con la valigia dei troppi titoli, colleghi agguerriti come una morsa, specie Teresa dal muso equino incarognito da varie sconfitte, che prese a farsi dello scopo di annichilire l'arrivo della bella straniera una missione personale, un senso della vita, nubile invecchiata senza rimedio che nell'arzigogolare handicap vari e maldicenze a sfavore di Margherita trascese le competizioni accademiche con un galoppo furibondo anche se le grosse caviglie arrossate danno la sensazione di una esistenzialità più lenta di un brocco azzoppato le cui zampe arrancassero in perpetuo livore. Margherita dorme. Ora tutto è lontano, anche le sue impennate, la tenerezza ombrosa. Si sveglia. Si avvicina la Patria: dell'Italia, come rimpianto, non resterà che il colore del vino.
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