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Concorso Letterario Santa Margherita
LA VIGNA RITROVATA
Giuseppe Letizia

E? veramente tardi quando decido di spegnere ogni luce e dichiarare terminata la lunga giornata di lavoro. In ottobre, nella mia città, l?estate, a dispetto del calendario, prevarica l?autunno, ma il fascino del tempo che scorre si distingue ancora negli odori della sera e, per buona sorte, nelle abitudini dell?uomo. Qualcosa in me rifiuta di cedere alla tentazione del facile ritorno a casa e all?attraente prospettiva di una doccia e di un pasto decente. Questa sera c?è bisogno di liberare la mente e aprirla ad altri ritorni. Il corpo ha bisogno di uscire dai volumi edilizi e dagli odori filtrati e alterati. Ho bisogno del mare che apra l?orizzonte e mi regali altri profumi e verità. Ho per questo la mia vecchia felpa nello zaino e tanto basta. Mi avvio a piedi lungo le strette strade del centro storico che conducono alla vecchia caletta. Stento a staccare del tutto la mente dalle azioni del giorno. Il campo di luce è invaso dai miei disegni strutturali che reggono con dolore le idee dell?uomo che con fatica costruisce e con facilità distrugge. Le basole ancora tiepide indirizzano il cammino. Scorgo osterie e accoglienti mense all?aperto, ma quel giorno cenerò più tardi. Mi spingo oltre il fronte a mare, oltre la piazza più grande, fino al porticciolo del Santo. Qui poche barche, accarezzate da onde leggere, dondolano sulla spiaggia simili a culle. Un gatto dorme sulla prua scolorita dell??Addolorata?. Sogna i pescatori al tramonto con le loro lenze che danzano sulle onde e trattengono il tempo. E attende l?inverno per ritirarsi tra le mura ammuffite o tra i massi corrosi dal mare. Improvvisamente ho voglia di piangere. Non so ancora perché, ma penso a mio padre. Mio padre è vecchio e vive da più di 30 anni senza mia madre. Piango per lui. E una poesia scorre aprendo un solco tra le mie lacrime. C?è il mio tesoro sepolto sotto la terra scura della città dei santi. Qui il sole controlla le ombre anche di notte. Brillano ancora nelle mie mani i valori dei suoi pensieri. Riemergo attento dai ricordi del passato e torno ad accostare i bordi dei morenti. Perso nella notte, negli odori e nel dolce idillio delle onde con la spiaggia, cerco un perché al piacere che provo a rimanere in quel luogo. E? il senso di infinito del mare che mi trascina e spalanca le porte; fa correre i pensieri e mi riporta bambino a ricordare un altro mare, nella campagna interna della mia isola, con il futuro in agguato. L?illimitata distesa dei vigneti di mio nonno, anch?essi battuti dal vento, con i loro profumi e i gatti. Sì, anche lì vi sono i gatti, assonnati tra le pietre di un vecchio capanno di pietra di fianco alla vigna. Ed io in una fredda e insonne notte invernale sono lì. Solo nel mantello paterno, con i miei pensieri, i miei dubbi, le mie speranze. Sono lì a guardare il futuro con un calice in mano e i miei amici di prima e di dopo. Con mia madre che aspetta paziente. Con i miei progetti e le mie colpe. Sono lì mentre la terra trema come il mio corpo intirizzito dal freddo di prima e di dopo. Mentre i miei sogni muoiono insieme ai miei cari, ai miei amici e alle mie cose. Mentre il vino che amo si trasforma in acqua e si ricongiunge al mare mischiandosi al sangue della terra. Sono ancora davanti al mare per vedere tornare il sorriso sul volto di un bambino sperduto e impaurito. Torno sui miei passi, ripercorro i vicoli stretti e ormai vuoti. Titubante, ma ormai deciso, entro nell?antica taverna della piazzetta del re, incastonata nel dedalo di viuzze tortuose, come una pietra lanciata sull?argilla spaccata. Chiedo all?oste un bicchiere di vino e del pane condito. Bevendo piango di nuovo e, a dispetto dei pochi avventori, cancello le ultime tracce di incertezza. Domani potrò tornare nelle vecchie campagne di mio padre e di mio nonno. A una terra da troppo in attesa del ritorno del figlio. Guardo quel mare di rami contorti e inizia a piovere. Rimango a lavare quanto resta di eterne incrostazioni mentre, questa volta, l?acqua si trasforma in vino.


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